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Entrate in una chiesa ortodossa e, prima ancora di alzare lo sguardo verso l'iconostasi, qualcosa vi colpisce: piccole fiamme dappertutto. Davanti a ogni icona, sui grandi candelabri, nelle mani dei fedeli nei giorni di festa, a volte perfino sopra la navata, su un immenso lampadario di ceri. E quasi ognuno, arrivando, comincia con lo stesso gesto: passa al banco delle candele, ne sceglie una o due e va ad accenderle. Questo gesto così semplice, che un visitatore può prendere per un'usanza pittoresca, racchiude invece un'intera teologia — e obbedisce a usi precisi che vale la pena conoscere.
Perché gli ortodossi accendono le candele: l'origine dell'usanza
L'usanza di far ardere luci durante la preghiera risale all'Antico Testamento. La preghiera di benedizione dei ceri, nella tradizione ortodossa, ricorda del resto il momento in cui Dio chiede a Mosè di collocare una tavola per i pani dell'offerta e di portarvi il candelabro su cui disporre le luci. Nel culto del Tempio, l'offerta — il pane, il vino, l'olio, la cera — faceva parte della preghiera stessa.
I primi cristiani hanno ripreso questa usanza. Accendevano luci durante l'ufficio, non solo per illuminare le catacombe in cui si nascondevano dai pagani, ma anche per significare che Cristo è la luce del mondo. Nella tradizione ortodossa, questo significato è rimasto la chiave del gesto: la fiamma del cero richiama la parola di Cristo, «Io sono la luce del mondo», e la luce con cui egli illumina l'anima di ogni credente.
Accendere un cero, nella Chiesa ortodossa, significa dunque far ardere davanti a un'icona una piccola offerta di cera pura, accompagnandola con una preghiera. La fiamma prolunga questa preghiera: il fedele se ne va, ma la luce continua a ardere davanti all'immagine, come una richiesta che resta presente. Per questo è difficile immaginare una chiesa ortodossa senza candele, e nessuna è priva di un banco dove procurarsele.
Il simbolismo della cera e della fiamma
La tradizione ortodossa non ha mai visto nel cero un semplice oggetto d'illuminazione. Il liturgista san Simeone di Tessalonica, nel XV secolo, ne ha dato la spiegazione simbolica più celebre. Ecco, resa in sostanza, la sua lettura della cera:
«La cera che si offre e si brucia dice la purezza e la sincerità della nostra offerta. Molle e malleabile, dice l'obbedienza e la disposizione al pentimento. Raccolta da mille fiori, dice la grazia dello Spirito Santo e l'offerta di tutti e di ogni cosa a Dio. Ardendo nel fuoco e unendosi a esso, dice la divinizzazione dell'uomo.»
Altri elementi simbolici, trasmessi dagli autori spirituali ortodossi, completano questa lettura:
- La cera e lo stoppino — rappresentano il corpo e l'anima della persona che prega; la dolcezza della cera ricorda l'obbedienza a Dio
- La cera delle api vergini — secondo alcune spiegazioni, evoca l'umanità di Cristo, nato dalla Vergine Maria; l'ape stessa, che raccoglie ciò che è buono e rigetta ciò che è impuro, diventa immagine della diligenza del cristiano
- La fiamma — esprime l'ardore dell'amore per il Signore, la Madre di Dio, gli angeli e i santi
- La mano che accende — come il cero non si accende da sé, così l'anima ha bisogno della mano di Dio, cioè della sua grazia, per ardere
- Il cero del vescovo — il candelabro a tre ceri evoca la Trinità, quello a due ceri le due nature di Cristo
Un'offerta, non un pagamento
Nella tradizione ortodossa, il cero che si acquista è un dono volontario fatto a Dio e alla sua Chiesa, per sé e per i propri cari. I primi cristiani portavano essi stessi in chiesa la cera e l'olio necessari al culto; oggi si acquista il cero al banco della parrocchia, e questo gesto sostiene concretamente la manutenzione e la vita della chiesa. In linea di massima, è meglio comprare le candele sul posto piuttosto che portarle dall'esterno, anche se quelle della parrocchia non sono sempre di cera purissima.
Perché questa esigenza di cera pura, d'api? Perché, come nell'Antico Testamento, dove a Dio non si doveva offrire alcuna vittima difettosa, non si deve offrire ciò che non si accetterebbe per sé. Di fatto, la cera dei ceri contiene oggi spesso paraffina o stearina, e molti fedeli tengono a portare ceri di cera pura; la tradizione insiste soprattutto sullo spirito dell'offerta, non sul perfezionismo.
Ne deriva una conseguenza importante: la candela non è una formalità. Esprime la fiamma dell'amore per Dio; non si deve accenderla con il cuore freddo, per semplice abitudine. I testi ortodossi lo dicono senza giri di parole: le candele non ci liberano dai peccati, non ci uniscono a Dio e non ci danno il potere di combattere la battaglia spirituale. Il cero di cera che arde è gradito a Dio, ma a Dio è ancora più gradito l'ardore dei cuori.
Per chi si accende una candela? I vivi, i defunti, i santi
In chiesa, i ceri non si collocano a caso. Secondo l'uso comunemente descritto:
- Per i vivi — si accende il cero davanti all'icona del Salvatore o della Madre di Dio, per la salute e le necessità dei propri cari; si chiede a Dio la sua misericordia e la sua protezione
- Davanti all'icona della festa — collocata al centro della chiesa, accoglie anch'essa dei ceri, in onore della festa celebrata
- Per i defunti — si accende il cero sul candelabro rettangolare, il kanun, posto davanti alla croce, per il riposo delle anime; si chiede la misericordia divina e la salvezza eterna dei defunti
- Davanti a un santo — si può accendere un cero davanti all'icona di qualsiasi santo, in segno di riconoscenza per la sua intercessione o per affidargli una richiesta
Un'abitudine molto diffusa consiste, entrando in chiesa, nell'accendere almeno un cero per i vivi e uno per i genitori e i conoscenti defunti. Se alcuni propri cari attraversano una prova particolare, si accende un cero per ciascuno di loro. In Grecia, dove il gesto è del tutto quotidiano, lo si compie per una cosa semplice come l'esame di un figlio, una nonna malata o un amico in difficoltà — senza vedervi un obbligo religioso, ma un modo semplice di rimettere un'intenzione a Dio. Per i defunti, questo gesto si inserisce nella preghiera più ampia descritta nella nostra guida ai funerali e ai servizi memoriali.
Come accendere una candela in una chiesa ortodossa, passo dopo passo
Ecco, nell'ordine, i gesti abituali. I dettagli variano da una parrocchia e da una giurisdizione all'altra; quelli che seguono descrivono l'uso corrente, in particolare nella tradizione russa:
- Arrivare prima dell'ufficio — è preferibile giungere prima dell'inizio del servizio per accendere i propri ceri senza disturbare la preghiera degli altri
- Acquistare il cero — al banco della parrocchia, come offerta
- Porsi davanti all'icona — quella del Salvatore, della Madre di Dio, della croce o di un santo
- Fare il segno della croce — con le prime tre dita unite, toccando la fronte, il ventre, poi la spalla destra e la spalla sinistra
- Dire una breve preghiera — per esempio, davanti a Cristo, la Preghiera di Gesù; davanti alla Madre di Dio, «Santissima Madre di Dio, salvaci»; davanti alla croce, «Signore, gloria alla tua santa Croce»; davanti a un santo, «San Nicola, prega Dio per noi»
- Accendere da una fiamma già accesa — il fedele accende il proprio cero a un cero che già arde, poi lo pone ben dritto sul candelabro, senza inclinarlo
- Inchinarsi — in molte chiese ci si inchina prima e dopo aver posto il cero; il numero degli inchini varia secondo le parrocchie
Alcune regole di decoro completano questi gesti. Non si va in giro per la chiesa ad accendere ceri durante l'ufficio. Solo il clero e i membri del coro salgono sul solea, davanti all'altare: un fedele che desideri collocare un cero davanti alle icone dell'iconostasi lo affida a un parrocchiano autorizzato ad accedervi. Se sul candelabro non c'è più posto, si depone il proprio cero, che sarà collocato più tardi. Per la Divina Liturgia come per gli altri uffici, sono l'ordine e il raccoglimento a rendere gradita l'offerta.
Quando si tiene un cero in mano?
Alcuni momenti dell'anno liturgico non si vivono con il cero posato, ma con il cero in mano. Si tiene così un cero acceso:
- All'ufficio di Pasqua — dove la luce ricorda la Resurrezione
- Al servizio serale della vigilia delle dodici grandi feste — così come delle feste parrocchiali
- Alla grande benedizione delle acque — celebrata alla Teofania
- Alla lettura dei dodici Vangeli — il Giovedì Santo, servizio della Passione di Cristo, durante la Settimana Santa
- Durante i sacramenti — battesimi, matrimoni, unzioni
Per evitare che la cera fusa coli sul pavimento o sulle mani, è uso passare un piccolo disco di carta sul cero. La festa dell'Incontro del Signore, l'Ypapanti, è anch'essa, in molte parrocchie, l'occasione di far benedire dei ceri che i fedeli conservano in casa.
Candele, lampade a olio e lumini: qual è la differenza?
Davanti alle icone non si fanno ardere soltanto ceri: si accendono anche lampade a olio, dette lampadi. In origine era olio d'oliva, simbolo della misericordia di Dio verso gli uomini; l'olio è del resto consacrato nel sacramento dell'unzione, per ungere i malati affinché il Signore li guarisca. Nei paesi dove l'olivo non cresceva, come la Russia, si è usato olio di girasole. Lo stoppino è in genere di filo di cotone, come quello dei ceri, e la lampada arde a lungo, talvolta quasi un giorno intero.
La differenza si comprende così: il cero è un'offerta puntuale, che si accende per una preghiera precisa e si consuma in qualche decina di minuti; la lampada è una presenza continua, che veglia davanti all'icona giorno e notte. In casa, una luce accesa davanti alle icone ha la stessa funzione: fa dell'angolo di preghiera un luogo di presenza. Per sistemare una lampada o un lumino, vedi la nostra guida all'angolo di preghiera ortodosso.
Idee false e superstizioni da lasciare da parte
Attorno al cero si sono innestate, col tempo, credenze che la tradizione della Chiesa non riconosce. Tra le più comuni:
- «Bisogna accendere il cero con la mano destra» — nulla lo esige
- «Un cero che si spegne è un cattivo presagio» — un cero può spegnersi per mille ragioni, senza alcun significato spirituale
- «Bruciacchiare il fondo del cero perché stia fermo è un peccato» — è un gesto puramente pratico
- «Più ceri si accendono, più la preghiera è esaudita» — nessuna regola fissa un numero, e la quantità non sostituisce la preghiera
- «Il cero cancella i peccati» — non sostituisce né la confessione né i sacramenti: accompagna la preghiera
In fondo, l'unica domanda utile è quella posta dalla tradizione: il mio cuore arde anch'esso davanti a Dio, come la cera si consuma nella fiamma?
FAQ — Domande frequenti sulle candele ortodosse
Perché si accendono candele in una chiesa ortodossa?
Per pregare: la fiamma è una preghiera che si consuma davanti all'icona, un'offerta a Dio e un segno di Cristo, luce del mondo. Il gesto risale all'Antico Testamento e ai primi cristiani.
Per chi si può accendere una candela?
Per i vivi, davanti all'icona del Salvatore o della Madre di Dio; per i defunti, sul candelabro rettangolare posto davanti alla croce, il kanun; e davanti all'icona di un santo, in segno di riconoscenza o per affidargli una richiesta.
Dove si accende la candela per un defunto?
Sul kanun, il candelabro rettangolare posto davanti alla croce, che si trova nella maggior parte delle chiese ortodosse. Vi si chiede a Dio la sua misericordia e la salvezza eterna del defunto.
Perché ceri di cera d'api?
Perché la cera pura, come l'olio d'oliva, il vino o il frumento, fa parte delle sostanze naturali e pure del culto, e la tradizione vi vede un'offerta della migliore qualità, la cui dolcezza, purezza e combustione hanno un significato simbolico.
Bisogna dire una preghiera accendendo una candela?
Sì, l'uso è di accompagnare il gesto con una breve preghiera: la Preghiera di Gesù davanti a Cristo, «Santissima Madre di Dio, salvaci» davanti alla Vergine, o un'invocazione al santo davanti alla sua icona. Per i vivi si chiedono la misericordia e la protezione di Dio; per i defunti, la sua misericordia e la loro salvezza.
Quante candele bisogna accendere?
Nessuna regola fissa un numero. Molti fedeli accendono almeno un cero per i vivi e uno per i defunti, e un cero in più per ogni persona che attraversa una prova particolare.
Si può accendere una candela senza essere ortodossi?
La pratica varia secondo le parrocchie. La cosa più semplice è chiedere alla persona che gestisce il banco delle candele e attenersi con rispetto agli usi del luogo.
Una candela garantisce che la preghiera sarà esaudita?
No. Nella tradizione ortodossa il cero non è né una formula magica né un mezzo per ottenere qualcosa: accompagna la preghiera ed esprime l'ardore del cuore. Solo la preghiera sincera, l'apertura a Dio e la vita nella Chiesa hanno questo potere.