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Nell'iconografia ortodossa esiste un'immagine in cui tutto si stringe attorno a due volti. Niente trono, nessun gesto solenne di benedizione, quasi nessuno sfondo: una guancia contro una guancia, un braccio piccolo attorno a un collo, una mano di bambino che cerca il mento della madre. Eppure lo sguardo di Maria non sorride. C'è in questa icona una tenerezza che sa già ciò che verrà — ed è questa miscela di intimità e di gravità ad aver fatto della Glicofilusa uno dei tipi mariani più amati di tutto il mondo ortodosso.
Che cosa si vede nell'icona: due volti, una guancia, uno sguardo
Davanti a un'icona Glicofilusa, il primo riflesso è cercare dove si posa lo sguardo. La Vergine è raffigurata a mezzo busto o a mezza figura, il capo inclinato, con Gesù Bambino tra le braccia. Il volto del Bambino si stringe contro il suo; il suo piccolo braccio circonda a volte il collo della madre, e in molte raffigurazioni la sua mano cerca il mento della Vergine. A differenza di altri tipi, il Bambino non è irrigidito in una posa da maestro: è un bambino, mobile, a volte giocoso, che si accoccola.
La Glicofilusa è dunque un tipo iconografico che mette in scena la vicinanza dei due volti della Madre di Dio e del Cristo bambino. Lo sguardo obbedisce a una regola notevolmente stabile: in quasi tutte le icone di questo tipo, la Vergine guarda chi contempla l'immagine, mentre il Bambino guarda la Madre — oppure i due si guardano. Questa circolazione degli sguardi fa dell'icona meno un ritratto che una scena alla quale si è invitati ad assistere, quasi in punta di piedi.
Un dettaglio non inganna chi conosce le icone mariane: come nella maggior parte di esse, il velo di Maria, il maphorion, porta tre stelle d'oro — una sulla fronte, una su ciascuna spalla — che ricordano la verginità di Maria prima, durante e dopo la nascita di Cristo. In mezzo a una scena così umana, queste tre stelle dicono che la giovane madre che stringe il figlio è anche la Theotokos, la Madre di Dio.
Significato del nome Glicofilusa: il «Dolce Bacio»
Il nome greco Glykophilousa (Γλυκοφιλούσα) unisce glykys, «dolce», e philousa, participio del verbo philein, «amare, baciare». Lo si traduce ora «colei che bacia con dolcezza», ora Madonna del «Dolce Bacio»; nell'arte greca si parla anche di «Dolce Amore», e in russo queste icone sono state chiamate Sladkoe lobzanie (Сладкое лобзанье), il «dolce bacio». Le fonti tedesche lo rendono con «die Zärtliche», «die süß Küssende» — la Tenera, colei che bacia con dolcezza.
Occorre evitare un equivoco frequente: questo «bacio» non ha nulla di sentimentale nel senso moderno. Nella tradizione ortodossa il bacio è un gesto di comunione e di venerazione — si bacia l'icona, la croce, il Vangelo. Il Dolce Bacio della Madre e del Bambino dice, con la stessa sobrietà, che nell'Incarnazione Dio ha davvero ricevuto e restituito l'amore di una madre umana.
Odigitria, Eleusa, Glicofilusa: come distinguerle
La Glicofilusa appartiene alla grande famiglia delle icone della Vergine con il Bambino, che l'iconografia ortodossa suddivide in alcuni tipi principali. Per orientarsi è utile confrontarli:
- Odigitria («colei che indica la via») — la Vergine, frontale e piuttosto ieratica, indica il Bambino che benedice; l'accento è sulla divinità di Cristo. La Panagia Gorgoepikoos, per esempio, si ricollega a questo tipo
- Eleusa («la Misericordiosa», «la Tenerezza») — il Bambino posa la guancia contro quella della madre e le circonda il collo con il braccio; l'accento è sull'umanità di Cristo e sulla compassione materna di Maria. In Russia questo tipo è chiamato Umilenie («intenerimento»): il nome Eleusa si riferisce alla Madre, il nome Umilenie al Bambino
- Glicofilusa («Dolce Bacio») — la variante più intima dell'Eleusa: i volti sono al massimo della vicinanza, il Bambino tocca spesso il mento della madre, e la Vergine conserva uno sguardo grave o assorto
Il confine tra Eleusa e Glicofilusa è questione di grado e non di natura: molte icone vengono classificate ora nell'una ora nell'altra a seconda degli studiosi, e alcuni autori considerano la Glicofilusa quasi un sinonimo parziale dell'Eleusa. I tipi a volte si mescolano: la celebre Vergine di Vladimir, di origine costantinopolitana, è abitualmente annoverata tra le Eleusa o le Glicofilusa, ma presenta anche tratti dell'Odigitria. Questa elasticità non è un difetto di classificazione — riflette il modo in cui i pittori di icone hanno sempre fatto circolare le forme da un tipo all'altro.
L'icona di Filoteu: dal mare al Monte Santo
La più celebre tra le Glicofilusa miracolose è custodita nel katholikon — la chiesa principale — del monastero di Filoteu, sul Monte Athos. La tradizione la fa risalire all'epoca dell'iconoclastia, quando l'imperatore Leone III faceva distruggere le immagini sacre. Sarebbe appartenuta a una pia patrizia di Costantinopoli, Vittoria, il cui marito, il senatore Simeone, era iconoclasta. Piuttosto che consegnare l'icona, Vittoria, secondo la tradizione per indicazione divina, la gettò in mare.
L'icona non affondò: galleggiò in piedi sulle onde fino alla costa dell'Athos e approdò al piccolo porto del monastero di Filoteu. L'egumeno e i monaci, avvertiti del suo arrivo da una rivelazione della Madre di Dio, la accolsero con onore e gioia. Nel punto della riva in cui l'icona fu deposta, sgorgò una sorgente d'acqua pura. Una variante del racconto narra che gli iconoclasti l'avessero legata a delle pietre prima di gettarla in acqua, senza riuscire a farla affondare. Come l'icona Iviron, la Glicofilusa di Filoteu fa parte di quelle immagini che la tradizione athonita presenta come salvate dall'iconoclastia e giunte al Monte Santo attraverso il mare.
Diversi episodi sono rimasti legati a questa icona:
- Il monaco ladro — un monaco ubriaco avrebbe rubato l'icona; mentre camminava, essa diventava sempre più pesante, finché crollò a terra con il suo fardello, e il giorno dopo furono ritrovati così
- La protezione del monastero — il monastero di Filoteu sarebbe stato edificato per custodire questa icona meravigliosa
- I pirati del 1801 — quando dei pirati vollero impadronirsi dell'icona, la loro nave rimase immobile in porto nonostante le vele spiegate, e i monaci poterono conservarla
- La processione del lunedì del Rinnovamento — ogni anno, il lunedì della Settimana del Rinnovamento, che segue la Pasqua, si svolgono una processione e una benedizione con acqua santa nel luogo in cui era sgorgata la sorgente
Per chi prepara un pellegrinaggio ortodosso al Monte Santo, il monastero di Filoteu è dunque la tappa in cui si può venerare questa icona nel suo santuario d'origine.
La teologia della tenerezza: una madre che sa
Perché la Vergine, stringendo a sé il figlio, non sorride? Perché questa icona non è una scena di genere: è un insegnamento sull'Incarnazione. Dove l'Odigitria mette in primo piano la divinità di Cristo, l'Eleusa e la Glicofilusa mettono in primo piano la sua umanità: Colui che si adora come Dio ha avuto bisogno di essere portato, cullato, baciato. Dire questo non significa sminuire Cristo; significa confessare che la sua carne è reale, che l'Incarnazione non è un'apparenza.
Il volto di Maria porta invece la conoscenza del destino del Figlio. In queste icone la madre sa di essere madre di un bambino che sarà consegnato; l'abbraccio e la guancia contro guancia annunciano, simbolicamente, il dono della Croce, espressione più alta dell'amore di Cristo per l'umanità. Di qui quella gravità che attraversa la dolcezza: la tenerezza è già rivolta alla Passione.
La tradizione ortodossa ne trae infine una conseguenza spirituale: la Madre di Dio non ha protetto il suo popolo con la forza, ma con la sua preghiera e la sua intercessione. La tenerezza della Glicofilusa non è una debolezza — è la forma in cui si manifesta la potenza di Maria, una potenza d'amore che si rivolge a Dio in favore degli uomini.
Le grandi icone Glicofilusa attraverso le scuole
Il tipo è antico e immensamente diffuso: fu molto popolare in epoca tardobizantina e postbizantina, quando ne furono dipinte moltissime, e circolò persino in Occidente pur non essendo di origine occidentale, come testimonia l'Eleusa della cattedrale di Monreale, in Sicilia. Tra gli esempi più notevoli:
- L'icona di Filoteu (Monte Athos) — il modello venerato di cui si è appena parlato
- La Glicofilusa di Tzangarolas (Cefalonia, 1700) — dipinta da Stephanos Tzangarolas, della scuola eptanesiaca, a tempera all'uovo su tavola (92 × 65 cm), conservata nel monastero-museo di Sant'Andrea; la Vergine Glicofilusa vi è associata a immagini che illustrano le strofe dell'inno Acatisto
- L'icona del Grande Meteoro (Meteore) — una Glicofilusa limitata ai soli volti ravvicinati della Vergine e del Bambino, il cui stile è stato accostato a icone come la «Vergine della Passione» attribuita ad Andreas Ritzos (fine del XV secolo), e all'icona di Kouben conservata nel museo di Vologda (fine del XIV secolo)
- La Madre di Dio del Don, di Teofane il Greco (Galleria Tret'jakov, Mosca) — citata come rappresentante della Glicofilusa nell'arte bizantina tarda
- La Vergine di Vladimir — classificata ora tra le Eleusa ora tra le Glicofilusa, di origine costantinopolitana (inizio del XII secolo) e divenuta in Russia una delle icone più venerate
Questa rassegna mostra che la Glicofilusa non è appannaggio di una sola regione né di una sola epoca: da Creta alle isole Ionie, dall'Athos alla Russia, ogni scuola ha ripreso la stessa intimità dei volti imprimendovi la propria maniera.
Pregare davanti alla Glicofilusa in casa
Nella tradizione ortodossa un'icona non si contempla come un quadro: si venera, con un segno di croce e un bacio rispettoso, generalmente sulla mano della Theotokos piuttosto che sul volto. Davanti alla Glicofilusa, la cui composizione è centrata su due volti, la preghiera assume volentieri una forma semplice e personale. Un'invocazione di questo tipo può esprimersi così:
«Santissima Madre di Dio, Dolce Amante, tu che tieni contro la tua guancia Colui che porta il mondo, inclina il tuo cuore verso di noi, stanchi e turbati. Tu che conosci il dolore di una madre, intercedi per noi presso tuo Figlio e nostro Dio.»
Non si tratta di una formula liturgica fissa: come per ogni icona mariana, ciascuno è libero di aggiungervi le proprie parole. Un'icona della Glicofilusa trova il suo posto naturale nell'angolo di preghiera domestico, accanto alle icone di Cristo e dei santi, e accompagna volentieri le preghiere del mattino.
FAQ — Domande frequenti sulla Panagia Glicofilusa
Che cosa significa il nome Glicofilusa?
Glicofilusa (Γλυκοφιλούσα) significa «colei che bacia con dolcezza», e si traduce comunemente con Madonna del «Dolce Bacio» o del «Dolce Amore». La parola unisce glykys (dolce) e philein (amare, baciare).
Qual è la differenza tra la Glicofilusa e l'Eleusa?
La Glicofilusa è una variante dell'Eleusa. Nell'Eleusa il Bambino posa la guancia contro quella della madre e l'abbraccia; nella Glicofilusa l'intimità è spinta oltre, con i volti al massimo della vicinanza e spesso la mano del Bambino sul mento della Vergine. La distinzione è di grado più che di natura, e molte icone sono classificate nell'una o nell'altra.
In che cosa la Glicofilusa differisce dall'Odigitria?
L'Odigitria, più frontale e solenne, indica il Bambino e insiste sulla sua divinità; la Glicofilusa, centrata sulla tenerezza dei due volti, insiste sull'umanità di Cristo e sulla compassione materna di Maria.
Perché la Vergine ha uno sguardo grave in questa icona?
Perché, secondo l'interpretazione tradizionale, la Madre di Dio presagisce il destino del Figlio. La tenerezza dell'abbraccio annuncia simbolicamente il dono della Croce, il che conferisce al suo sguardo una gravità che si ritrova in quasi tutte le icone di questo tipo.
Dove si trova l'icona miracolosa della Glicofilusa?
L'icona più venerata è custodita nel katholikon del monastero di Filoteu, sul Monte Athos, in Grecia. Vi è onorata ogni anno, il lunedì della Settimana del Rinnovamento, con una processione e una benedizione con acqua santa.
Che cosa racconta la leggenda dell'icona di Filoteu?
Sarebbe appartenuta a Vittoria, patrizia di Costantinopoli all'epoca dell'iconoclastia, che la gettò in mare piuttosto che consegnarla al marito iconoclasta. L'icona galleggiò in piedi fino al porto del monastero di Filoteu, dove sgorgò una sorgente nel punto in cui fu deposta.
La Vergine di Vladimir è una Glicofilusa?
È abitualmente classificata tra le Eleusa o le Glicofilusa, ma presenta anche tratti dell'Odigitria. Illustra bene il fatto che i confini tra questi tipi sono elastici.
Come si riconosce un'icona Glicofilusa?
Dai due volti guancia a guancia, dal Bambino che circonda il collo della madre o le tocca il mento, dallo sguardo della Vergine rivolto a chi contempla l'icona, e dall'espressione grave di Maria nonostante la dolcezza dell'abbraccio.